ORGOGLIOSI DI ESSERE PADELLARI!!!

Stavo riflettendo sulle nostre prede della sezione Catture. Tutti pesci che hanno avuto come giusto epilogo la cottura in forno o in padella.
Non mi stancherò mai di ripeterlo, la pesca è una passione nata per regalarti due grandi piaceri: il piacere della cattura, e il piacere di cucinarti e mangiarti un pesce che ti sei procacciato con le tue forze.
Quello che hai davanti al piatto non è come il pesce che acquisti in pescheria: è qualcosa che ti sei sudato, che ti sei guadagnato stando immerso fino alle ginocchia dopo un bel combattimento.
Quale altra fine potrebbe avere? Cosa c'è di più bello di gustarti qualcosa che senti così tuo, che te lo senti appartenere così profondamente?
Ecco perché non riuscirò mai a capire il Catch & Release!
Questo non toglie che ho massimo rispetto verso chi lo pratica (ovviamente solo verso coloro che lo praticano senza rompere le balle al prossimo pretendendo che faccia lo stesso).
Li rispetto e li ringrazio perché bene o male il pesce che pescano e rilasciano potrebbe diventare domani una mia preda o la preda di qualche altro mio amico Padellaro... per finire come pietanza strepitosa.
Però pur rispettandoli non riuscirò mai a capire questa loro specie di "etica".
Perché?
Perché mai dovrei rilasciare una trota, un luccio, un boccalone, una carpa, un cavedano, un barbo o altro pesce, che ho catturato nel rispetto delle normative vigenti e che per legge diventa mia proprietà nel momento stesso in cui lo catturo?
Per farlo finire nella tavola di un altro pescatore padellaro che lo ricatturerà dopo di me?
Perché dobbiamo credere alla fiaba secondo cui i pesci d'acqua dolce non sarebbero buoni da mangiare....mentre però guardacaso hanno rappresentato per secoli e rappresentano tutt'ora (ciprinidi compresi) il piatto tipico e prelibato di molte località del nostro paese?
Perché dovrei credere che una goccia nel mare com'è il Catch & Release serva veramente a qualcosa per la preservazione delle specie ittiche quando anche i più sprovveduti sanno bene che l'impatto della pesca con canna in un certo ecosistema è minimo o addirittura nullo?
Sarebbe come se uno andasse a cercare i funghi, s'imbattesse in uno spiazzo pieno di Porcini e si limitasse a fotografarli senza raccoglierli, lasciando il piacere della raccolta e della tavola ad altri fungaioli che arrivassero dopo di lui.... sarebbe un comportamento insensato, non trovate? E non vale forse lo stesso discorso anche nella pesca? Rilasciare il pescato per farlo godere ad altri?...
Ovviamente i pesci sotto misura, o pesci in frega catturati per sbaglio li Rilasciamo Sempre anche noi Padellari... perché anche se Padellari (orgogliosi di esserlo) siamo pur sempre dei normalissimi pescatori dilettanti che praticano la pesca sportiva sempre nel più assoluto rispetto della legge. Giusto per chiarire, anche se mi sembrerebbe superfluo dirlo.
E poi c'è un altro punto sul Catch & Release che mi lascia esterefatto tanto non riesco a comprenderlo: la convinzione che hanno molti suoi praticanti di essere intellettualmente e culturalmente superiori a noi Padellari. Ci valutano come rozzi, ignoranti e preistorici, e solo perché ci mangiamo il pesce pescato così come hanno fatto generazioni e generazioni di pescatori cannisti prima di noi.
Ora io mi chiedo:
quale sapienza, quale raffinatezza e quale superiorità intellettuale ed etica in più avrebbero gente che ha per hobby quello di andare a dar fastidio ad un pesce, piantargli un amo in bocca, strapazzarlo nella fase del combattimento, solo per poi fotografarlo e rilasciarlo ansimante?
Quali virtù in più avrebbero rispetto a chi invece va a pesca per portarsi a casa qualche pinnuto per la gioia della tavola e del palato, così come hanno fatto sempre tutti i pescatori cannisti per secoli e secoli?
Senza considerare poi che anche alcune associazioni ambientaliste europee (mi stanno molto sulle scatole ma in questo frangente sono costretto a dargli ragione) hanno sollevato l'aspetto immorale della pratica del Catch & Release.
Anche in Italia è stata la LAV, se non ricordo male, a pubblicare tempo fa delle vignette contro la Pesca dove veniva tacciata l'immoralità del Catch & Release, in quanto non si può considerare etico un comportamento di chi per puro divertimento fa soffrire un pesce piantandogli un amo in bocca per poi liberarlo dopo averlo strapazzato a seguito di uno strenuo combattimento....
E per mio sommo piacere consideravano molto più etico il comportamento di chi pesca il pesce per poi portarlo a casa e mangiarlo. Perché pescare per mangiare un senso morale ce l'ha, ma pescare solo per divertimento e poi rilasciare il pesce che senso ha?
Quale ironia: ambientalisti che considerano più etica la nostra filosofia del "Pesca & Padella" che quella del "Catch & Release"...
... meditiamo gente, meditiamo!
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So bene che alcuni pescatori fanno spinning, morto manovrato, o vivo al Luccio utilizzando lenze sottili: niente di più sbagliato!
Premesso che nel rispetto della legge ogni pescatore ha diritto di agire liberamente come meglio crede e vuole, ritengo però che la pesca a mister Esox in certe condizioni sia del tutto inappropriata. A mio modestissimo parere il cavetto d’acciaio è indispensabile anche dal punto di vista etico culinario.
Pensate a quante lenze spezzate e quanti lucci con l’artificiale o comunque l’ancoretta del vivo piantata nella bocca vanno a morire da qualche altra parte.
Lucci che sfortunatamente finiranno la propria esistenza senza che nessuno possa goderne consumandoli davanti a qualche bella tavolata tra amici con tanto di buon vinello di contorno! Un vero peccato!
Uno spreco etico-gastronomico non indifferente!
Per questa ragione esortiamo tutti coloro che intendono dedicarsi alla pesca di questo pesce a non praticarla senza usare il finale metallico.
Il Luccio è un pesce molto buono da mangiare: una volta allamato non si può rischiare di perderlo perché si fa uso di lenze inadatte.